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Spunti e riflessioni

Ciao a tutti, durante l'ultima riunione ho voluto parlare di un argomento che ho particolarmente a cuore, soprattutto ora dopo i catastrofici avvenimenti nippo...

Promemoria

  • Prossima riunione Intergas luendì 21 settembre 2015 ore 20,15

Gli economisti sono diventati i sacerdoti di un mondo basato sul denaro e sull'aspirazione ai beni materiali,come  moderni profeti essi definiscono per un mondo secolare i rapporti tra uomo e uomo, uomo e natura,uomo e società.

L' idea che più di ogni altra detta oggigiorno le norme dei nostri rapporti economici è la legge di mercato, diretta discendente dei concetti elaborati nel XVIII secolo da Adam Smith.

Le sue ipotesi vedono il mercato come motore unico delle attività umane e contemporaneamente come soluzione dei problemi da lui stesso creati tramite il meccanismo della "mano invisibile" che autoregolerebbe eventuali disfunzioni al fine di arrivare al benessere di tutti.

Le teorie della "domanda e dell'offerta" e quella dei "bisogni" sono alla base del pensiero smithiano e di coloro che gli sono succeduti nell'elaborazione delle dottrine economiche che hanno accompagnato lo sviluppo del capitalismo occidentale come sistema dominante l'economia mondiale.

Principi formalmente corretti e neutri sono stati distorti ed amplificati ad arte dai mezzi di comunicazione e dalle agenzie di formazione del consenso allo scopo di ottenere:

  • aumento perpetuo dei livelli di consumo

  • redditività massima degli investimenti

  • apertura planetaria dei mercati

L'iniziale plebiscitaria adesione al modello ha forse illuso studiosi e sostenitori di essere sulla strada giusta, nella teoria come nella prassi, verso una crescita illimitata capace di soddisfare l'intero genere umano.

L'illusione che il paese della cuccagna fosse stato raggiunto e che eventualmente la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica avrebbero riparato agli errori non ha retto a lungo.

Un riscontro oggettivo della fallacia di detta tesi sta nell'evidente disuguaglianza non solo tra diverse parti del mondo ma anche all'interno di società avanzate apparentemente omogenee quali la nostra, dove ingiustizia sociale e nuove povertà sottolineano le colpe della globalizzazione.

Anche sotto l'aspetto teoretico la dottrina di mercato ha diversi punti deboli quali l'idea che tutti i rapporti economici siano incentrati sullo scambio volontario di equivalenti o il concetto che il benessere personale si traduca sempre automaticamente in bene collettivo.

E per raggiungere i loro scopi gli specialisti hanno piegato a proprio uso e consumo la teoria dei bisogni

  • trascurando i bisogni primari già soddisfatti nell'occidente

  • amplificando i bisogni secondari in funzione consumistica

  • ignorando i bisogni interiori in quanto non monetizzabili

Contemporaneamente si è accantonata la nozione di utilità marginale dei beni – denaro, oggetti, conoscenze – illudendo il cittadino/consumatore sul grado di godimento dei beni stessi, massimo per gli oggetti materiali, trascurabile per i beni culturali e relazionali.

 

La riscoperta dei " nostri " bisogni

Gli acquisti dell'individuo consumatore costituiscono da sempre la forma più sicura di assicurazione per il sistema produttivo, garantendogli di poter continuare a perpetuarsi.

Se in aggiunta le richieste di beni aumentano si ottiene l'auspicata crescita, che appare al momento obbligata per sostenere l'economia, essendosi innescato quel meccanismo perverso di incremento illimitato nel quale possiamo individuare i sintomi della caduta del sistema capitalistico.

 

In questa sede evitiamo di analizzare le conseguenze sull'uomo e sull'ambiente di una crescita continua, fenomeno non fisiologico per qualunque organismo vivente, ricordiamo che la terra viene identificata come tale anche a livello scientifico (ipotesi Gaia).

Qui ci preme piuttosto sottolineare come la spinta indotta all' acquisto ed al possesso di beni riduca la libertà dell'individuo fino a volte ad annullarla, oltretutto riuscendo a fargli credere il contrario grazie agli artifici della pubblicità.

Si rende necessaria a questo punto una rivisitazione extra-economica della teoria dei bisogni per farci riscoprire quali siano le nostre reali esigenze e per riformulare una scala di priorità che riconduca al fine ultimo della scienza dell'economia – e forse della vita – il benessere individuale e collettivo.

 

Partiamo dai BISOGNI PRIMARI che, lo dice la parola stessa, risultano indispensabili per la sopravvivenza della specie umana.

Ormai trascurati dalla scienza ufficiale occidentale in quanto teoricamente soddisfatti, vanno però ripresi in esame per almeno quattro ragioni:

  • la globalizzazione che mette in comune i problemi oltre che, e questo non è scontato, le opportunità vedasi immigrazione, guerra, regimi totalitari, danni ambientali e via dicendo.

Che lo si voglia o no dovremo tutti farci carico delle necessità primarie delle popolazioni meno fortunate.

  • la finanziarizzazione dell'economia e la delocalizzazione degli investimenti hanno creato nuove povertà per le quali non è così scontata la soddisfazione dei bisogni essenziali, visto anche lo smantellamento progressivo del welfare.

  • ai limiti dell'assurdo dobbiamo lottare per reinserire tra i beni indispensabili due elementi quali l'acqua

e l'aria, sia per evitare che vengano mercificati, sia in quanto a rischio di esaurimento, di degrado o di privatizzazione.

  • libertà, democrazia, istruzione non sono più concetti astratti sui quali disquisire ma reali esigenze dei

popoli di tutto il mondo.

 

Vengono poi i BISOGNI SECONDARI e sono quelli sui quali ci giochiamo il futuro.

Si tratta per lo più di merci che siamo convinti di dover acquistare secondo una scala di priorità non costruita da noi e dove il libero arbitrio non è mai stato così indirizzato.

Siamo in un'economia di mercato ed il successo di questa dipende dalla misura in cui essa riesce a trasformare i beni in merci dunque oggetti di transazione monetaria.

La cultura che sostiene detto meccanismo prevede che si riproducano ad oltranza alcuni dei processi più profondi che stanno alla base dei rapporti interpersonali, lo spirito di imitazione ed il concetto di felicità relativa, ambedue necessari affinché l'individuo desideri possedere le stesse cose, e magari qualcosa in più, del suo vicino o del suo collega.

Si chiamano "beni posizionali", vengono stimolati dall'insicurezza o dall'invidia e costituiscono il primo motore del consumismo.

Ma nonostante la notevole capacità del mercato nello scatenare l'ingegno umano per la produzione di tutto ciò che è vendibile, vi sono bisogni umani che resistono ostinatamente rispetto all'eventualità di venire soddisfatti in forma commerciale.

Non solo, ma non essendo essi monetizzabili, i poteri economici non ricevono adeguate informazioni sulla loro effettiva rilevanza per la persona.

 

Sono questi i BISOGNI INTERIORI, li puoi definire affettivi, relazionali, creativi, sociali, ma la dicitura interiori li contrappone nettamente a quelli esteriori sia per la loro profondità che per la loro specifica forma non transabile.

Quanti e quanto variegati essi siano è diretta conseguenza della complessità della natura umana, ciò ne rende difficile l'analisi ma quanto meno ci rallegra la loro non-commerciabilità.

Taluni decisamente immateriali (amore, amicizia), altri concreti (natura) o riproducibili (musica), i beni che soddisfano i bisogni interiori producono emozioni che, una volta condivise, diventano fonte di valori quindi CAPITALE SOCIALE, che - è ormai evidente - più del capitale economico serve a costruire l'umana felicità.

Una breve, e non esaustiva, disamina ci convincerà di quanti siano questi bisogni e di quale rilievo essi assumano nelle nostre esistenze:

 

  • BISOGNO DI AFFETTO : non servirebbe commento, senonchè l'attuale stile di vita ne impedisce la piena soddisfazione inaridendo le radici delle relazioni interpersonali con la famiglia ristretta, con l'anomia e l'anonimato dell' esistenza cittadina, da qui il

  • BISOGNO DI TEMPO : che va recuperato da quello lavorativo contrastando il paradosso che induce le persone a lavorare di più quanto maggiore è il benessere materiale raggiunto.

Il tutto in funzione di un recupero del tempo per i rapporti sociali ma anche per sé stessi e per i propri

  • BISOGNI CREATIVI : forse la parte più cospicua delle esigenze interiori e quella più sacrificata dall' at-

tuale sistema produttivo.

Nei momenti di lucidità definiamo "impagabili" atti come quello di ascoltare musica, di stendersi su un prato, di dipingere o di passeggiare chiacchierando con un amico.

Tra l'altro questi piaceri non sottostanno alla regola dell'utilità marginale, cioè non accade come per i beni materiali che più ne possediamo meno essi ci soddisfano, al contrario la gioia che essi ci trasmettono tende a crescere con il tempo.

A questi vanno poi sicuramente abbinati i

  • BISOGNI SOCIALI : (uomo animale sociale) che provengono da un portato storico di solidarietà e mutualità che al giorno d'oggi assumono connotati planetari e locali allo stesso tempo.

Non è impresa facile da una parte recuperare i rapporti di vicinato per ricostruire comunità e dall'altra allargare i propri orizzonti fino a comprendere il "sistema mondo" ed analizzarne le dinamiche complessive.

Bisogna riorientare verso il sociale non soltanto le politiche economiche quanto i modelli di acculturazione prevalenti basati sulla competizione, sull'accumulazione, sull'individualismo, privilegiando l'essere al posto dell'avere.

Ricucire o inventare nuove reti di rapporti deve servire a riportare in primo piano bisogni profondi e trascurati dei quali l'uomo moderno avverte la mancanza:

 

  • il bisogno di APPARTENENZA ad un gruppo, ad una comunità, a tutta l'umanità

  • il bisogno di SICUREZZA soddisfatto dall'appartenere ad una comunità

  • il bisogno di RISPETTO in quanto la dignità non è legata esclusivamente ad uno status produttivo

  • il bisogno di STABILITA' in un contesto di innovazioni spesso peggiorative e comunque destabilizzanti

  • il bisogno di ALTRUISMO non episodico, possibilmente reciproco ed universale

  • il bisogno di ARMONIA con se stessi, con il prossimo, con la natura

  • il bisogno di SENSO: è questa LA NOSTRA VITA!

 

Qui termina, per ora, un lungo percorso che ha origine da una semplice domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi: cosa comporta per l'umanità e per la Terra il soddisfacimento dei miei bisogni personali?

 

Claudio Ferrari

Commenti   

 
#1 da completare da completare 2011-02-19 11:54
Complimenti Claudio! Analisi impeccabile e bellissimo spunto di riflessione!
 

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