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dal sito www.comune-info.net Andrea Saroldi | 21 novembre 2012 | In occasione del Convegno nazionale Gas/Des ospitato di recente a Venezia, sono state raccont...

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Leggendo questo articolo non ho potuto fare a meno di pensare con gratitudine agli sforzi e all'entusiasmo che tutti i gas investono nello scegliere prodotti che non abbiano "sulla coscienza" la schiavitù di qualche individuo. E ancora una volta ho riletto con convinzione la frase di Alex Langer che "ci ha trovati"  per identificare la filosofia del Freegas a cui appartengo con vera gioia :-).

Se fosse stato necessario avere una spinta per divulgare ulteriormente la pratica dei gas e del consumo critico e consapevole, questo articolo per me è stato come uno spintone. Rimbocchiamoci le maniche, c'è ancora tantissimo d fare.

Paola

Il quadro fornito da un'indagine dell'organizzazione non profit Slavery Footprint. Attraverso un questionario è emerso che un esercito di 27 milioni di persone praticamente ridotte in schiavitù ha "contribuito a fabbricare ogni cosa che potete trovare"

 (ansa)

ROMA - Dietro praticamente ogni cosa che compriamo, dagli alimenti all'abbigliamento all'elettronica, si nasconde uno sfruttamento enorme: ogni cittadino medio che possegga un laptop, una bicicletta e un certo numero di paia di scarpe può calcolare di avere 'sulla coscienza' un centinaio di schiavi che hanno lavorato per lui. E' quanto emerge da un'indagine condotta dall'organizzazione no profit Slavery Footprint, ripresa dal sito Huffington Post. Il questionario, in 11 pagine, contiene domande che spaziano dal cibo ai vestiti, dagli hobby alla casa, e studia le modalità di produzione di circa 400 articoli di consumo.

Finalità dell'indagine, effettuata in collaborazione con l'ufficio che si occupa della lotta al traffico di esseri umani del Dipartimento di Stato Usa, è informare i consumatori sul sistema di sfruttamento che si nasconde dietro praticamente tutti i prodotti che acquistano e al contempo esercitare pressione sulle grandi multinazionali affinché rendano note le loro pratiche del lavoro.

Un esercito di 27 milioni di schiavi - tanti quelli stimati oggi al mondo - hanno "contribuito a fabbricare ogni cosa che potete trovare, dall'armadietto medico in casa alla borsa di ginnastica". "La schiavitù è ovunque", ha dichiarato al sito il direttore esecutivo di Slavery Footprint, Justin Dillon. "E' in ogni prodotto" che entra a far parte della vita quotidiana di tutti.

Prima di sviluppare l'organizzazione Slavery Footprint, Dillon si era già occupato del tema, con un documentario su Call + Response (associazione no profit impegnata nella lotta alla schiavitù) e fondando la Chain Store Reaction, una campagna che aiuta i consumatori a sollecitare le industrie a rivelare le loro procedure di produzione.

Ispirata dal modo in cui la Chain Store Reaction aveva motivato la gente a scrivere oltre 100.000 lettere alle industrie, il segretario di Stato Hillary Clinton aveva chiesto all'organizzazione di sviluppare un modello al fine di calcolare l'intreccio fra consumatori e traffico umano. Secondo Dillon, schiavo è "chiunque è costretto a lavorare senza remunerazione, a essere sfruttato economicamente e che non è nella possibilità di dire no".

Sulla carta, la schiavitù è stata dichiarata illegale nel mondo con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, ma nella realtà è tutt'altro che estinta e riguarda anche molti minori e molte donne, sfruttate principalmente per la prostituzione.

(01 novembre 2011)

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