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Spunti e riflessioni

dal sito www.comune-info.net Andrea Saroldi | 21 novembre 2012 | In occasione del Convegno nazionale Gas/Des ospitato di recente a Venezia, sono state raccont...

Promemoria

  • Prossima riunione Intergas luendì 21 settembre 2015 ore 20,15

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Un' analisi accurata del sistema economico/finanziario prevalente non può prescindere dal considerare il peccato originale che contraddistingue l'ambito disciplinare al quale il sistema stesso fa riferimento.

Il prevalere delle tesi dei seguaci di Adam Smith, tesi che hanno favorito l'avvento della Rivoluzione industriale ed i contestuali successi del capitalismo, è stato reso possibile grazie al passaggio forzato delle discipline economiche dall' ambito delle scienze umanistiche a quello delle scienze esatte (tecnicismo).

I parametri di riferimento di queste ultime, non tenendo in considerazione le variabili sociali e ambientali, poco calcolabili, hanno alimentato un gap culturale che ha impedito una valutazione adeguata dei fattori uomo e natura, fornendo una visione distorta dei legami esistenti tra tutte le componenti le interazioni planetarie.

Le discipline economiche si sono sviluppate in maniera autonoma da tutti gli altri ambiti teorici, staccate dal contesto multidisciplinare nel quale invece opera l'ingegno umano, fino a prendere addirittura il sopravvento sulle altre scienze, diventando in questi ultimi decenni il pensiero dominante.

Oggigiorno ogni azione viene valutata immediatamente per la sua componente venale - costo, prezzo, redditività - e ne vengono regolarmente tralasciati gli effetti collaterali, a volte perfino quelli positivi, per non parlare delle ricadute a lunga scadenza.

Serge Latouche ne parla come di una “colonizzazione dell'immaginario” laddove l'onnipotenza del mercato ha stregato le nostre coscienze, imponendoci i valori economici come centrali o “unici” nella misurazione della nostra identità (avere al posto di essere).

UNA RIVOLUZIONE COPERNICANA

Nel 1500 l'astronomo polacco Copernico mise in discussione la teoria che il Sole gira intorno alla Terra, sostenendo e dimostrando il contrario, e la sua teoria che si contrapponeva al precedente sistema tolemaico provocò un acceso dibattito tra scienziati e teologi.

Alla fine l'esattezza del suo modello produsse una rivoluzione del pensiero ed una nuova visione del mondo.

Oggi avremmo bisogno di una analoga svolta concettuale circa il rapporto tra Terra (e uomo) ed economia, per ribaltare l'impostazione che vede l'ambiente come un sottosistema dell'economia e non viceversa.

Il nodo culturale che impedisce a queste discipline di valutare adeguatamente la natura e le sue risorse deriva da una visione distorta dell'attività produttiva che ignora il ruolo fondamentale dei sistemi naturali nella creazione di valore, mediante i cosiddetto “capitale naturale”.

Abbiamo assistito ad un cambiamento radicale passando da un'epoca nella quale il capitale prodotto dall'uomo costituiva il fattore limitante dello sviluppo, un mondo “vuoto” con capitale naturale in abbondanza, ad una situazione nella quale quest'ultimo si sta esaurendo proprio per l'eccessiva espansione dell'iniziativa umana.

Nel mondo di oggi l'economia riveste un ruolo determinante ed esprime orientamenti che appaiono irrinunciabili per le scelte politiche di governi e cittadini. Gli economisti sono ovunque: si esprimono sulle prime pagine dei più importanti giornali, sono consulenti di primi ministri e delle grandi istituzioni internazionali, vengono continuamente interrogati su come va il mondo e su come potrebbe andare meglio, e chissà come mai non hanno ancora trovato la soluzione!

In questo contesto le scienze economiche hanno via-via ristretto il loro campo di indagine a tutto ciò che può assumere un valore monetario all'interno delle transazioni di mercato, fino a spostare l'attenzione, e gli investimenti, dai settori classici della produzione di beni a quelli effimeri della moltiplicazione delle rendite, non preoccupandosi di influenzare il modo decisivo la qualità dell'ambiente e la vita di tutti.

A questa linea di pensiero, ancora largamente maggioritaria, si contrappongono le idee di studiosi che considerano gli effetti non-economici delle nostre attività economiche, per dirla con Daly, uno dei fondatori della eco-economia: “Il mutamento di visione necessario consiste nel rappresentare la macroeconomia come un sottosistema aperto di un ecosistema naturale non illimitato (l'ambiente), anzichè come un flusso circolare isolato di valore astratto, non vincolato da equilibri di massa, entropia ed esauribilità”.

LA NUOVA ECONOMIA E' FEMMINA?

Alcune branche dell'economia civile, il caso più esemplare riguarda il microcredito, fanno chiaro riferimento allo stile di gestione delle risorse economiche tipico dell'universo femminile.

A differenza dell'approccio maschile, tendente al rischio e spesso fortemente dissipativo, a smentire la proverbiale “prudenza del buon padre di famiglia”, si è constatato che il vero utilizzo precauzionale del denaro e delle risorse appartiene alla madre di famiglia.

Il risparmio, la gestione oculata, lo scambio di favori e l'utilizzo di pratiche non commerciali, il non-spreco appartengono ad una visione matriarcale dei rapporti economico/sociali che andrebbe recuperata nel mondo della finanza globalizzata.

Se si aggiunge la comprovata inclinazione femminile alla reciprocità all'interno della propria comunità ed una innata tensione verso la pace propria della donna in nome della sopravvivenza della famiglia (e della specie umana), si approva l'esperimento di microcredito introdotto da Yunus e se ne comprende la riuscita.

VEDERE LA COSE DIVERSAMENTE PERCHE' DIVENTINO DIVERSE

L'economia deve recuperare il suo giusto ruolo di “mezzo” e non di “fine” ultimo dell'esistenza umana.

Per farlo deve rientrare in una visione sistemica delle attività umane che comprenda la simbiosi uomo/natura, ma per arrivare a questo gli economisti devono finalmente sciogliersi dall'abbraccio della finanza classica e dei gruppi di potere che l'hanno fatta propria indirizzandola verso traguardi speculativi a favore di pochi.

Il tentativo più avanzato di recuperare l'economia alla gente ed all'ambiente si chiama eco-economia, una disciplina dalla basi ormai consolidate grazie a pensatori quali Daly, Georgescu-Roegen, Brown ed in Italia Gianfranco Bologna.

L'economia ecologica fa propria l'idea di un cambiamento intellettuale e non solo di una rielaborazione contabile delle attività umane, importante del resto ma insufficiente ad una re-visione dei processi di produzione e di sfruttamento delle risorse che costituisca cambiamento vero, rivoluzionario.

Possiamo qui riassumere i principi guida sui quali si basa l'eco-economia, punto di riferimento essenziale per la scienza della sostenibilità:

  • scala dei flussi: l'allocazione e la distribuzione equa delle risorse nell'economia classica non è in “scala” con i sistemi naturali, cioè i volumi fisici dei flussi di materia-energia provenienti dall'ambiente ed il loro ritorno come rifiuti eccedono di gran lunga le capacità dell'ambiente stesso.

La sostenibilità si può raggiungere, a prescindere dall'efficienza degli altri fattori, solo mantenendosi entro i limiti della natura.

  • valorizzazione dei servizi ecologici: le funzioni assolte dai sistemi naturali (mantenimento della composizione chimica dell'atmosfera, stabilità del clima, ciclo delle acque, impollinazione delle piante, conservazione delle libreria genetica, ecc.) vanno garantite ora ed in futuro.

L'eco-economia si occupa di conservare i meccanismi fondamentali dell'evoluzione degli ecosistemi per mantenere in vita la nostra e le altre specie. Per farlo, e per opporsi alla vulnerabilità dei sistemi propone tra le altre pratiche il processo di imitazione della natura, facendo proprie le soluzioni da essa già sperimentate.

- insostituibilità del capitale naturale: non è proponibile l'equivalenza tra capitale umano e capitale naturale in quanto il primo è replicabile teoricamente all'infinito, il secondo è limitato nella sua riproducibilità.

A cosa serve una segheria se non c'è foresta,un peschereccio se manca il pesce, una fattoria se non c'è acqua ? (Daly).

E quanto sarebbe disposto a pagare un cittadino per ciascuno dei servizi forniti (gratuitamente) dalla biosfera?

Sono queste le domande che un economista attento e non interessato dovrebbe porsi.

- capacità di carico (carrying capacity): l'economia ecologica si pone il problema di quali siano i limiti del sistema Terra, ovviamente con particolare attenzione agli effetti della presenza umana sul pianeta.

L'impatto dell'uomo viene correntemente definito dall'equazione di Ehrlich e Holdren

I = P x A x T

(I=impatto, P=popolazione, A= affluenza, T= tecnologia).

Per avviare un processo di sostenibilità è necessario agire su tutti tre i parametri fermando la crescita della popolazione, riducendo il livello dei consumi (affluenza), risparmiando materiali ed energia (vogliamo parlare di decrescita?).

  • misurazione del grado di benessere: altro obiettivo dell'eco-economia è l'individuazione di indicatori più completi ed esaurienti del prodotto interno lordo (P.I.L.), che ormai solo politici ed economisti non aggiornati - più o meno intenzionalmente – continuano a considerare come misura base della felicità o forse delle possibilità di essere rieletti, pur essendo continuamente smentiti dai fatti.

DI CHI E' L'ECONOMIA?

Siamo dunque obbligati a ritornare alla sfera della politica e dei rapporti di potere, che sempre meno appartiene al popolo sovrano, e prima di ogni giudizio morale su quanto accade al mondo dovremmo porci il quesito base : a chi spetta la governance mondiale (e locale) e chi effettivamente oggi la detiene?

Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un cambiamento simile a quello che nel Medioevo, grazie alla tecnica ed alle nuove opportunità economiche, consentì alla borghesia mercantile di soppiantare le gerarchie feudali.

Qualcosa del genere si è verificato ora, con l'esplosione della tecnologia informatica un numero limitato di persone ha avuto la possibilità di detenere un grande potere, cosa non nuova in assoluto se si pensa alle oligarchie che lo hanno da sempre esercitato occupando anche nei regimi democratici la stanza dei bottoni.

La differenza è che oggi i nuovi potentati economici travalicano i confini nazionali e la ricchezza che spostano, essendo basata su entità non produttive ma speculative, è di gran lunga superiore ai bilanci delle singole nazioni.

Si è formato un nuovo gruppo sociale e lobbystico globale che riesce da un lato ad ispirare una cultura del successo, specie nei giovani, e dall'altra a condizionare dall'alto le politiche economiche dei singoli paesi scavalcandone le scelte tramite l' influenza diretta sulle istituzioni internazionali.

L' altro effetto deleterio dell'imporsi di questa “classe globale” è la lacerazione delle tradizionali reti di solidarietà sociale, interne ed esterne alle realtà nazionali, determinando così nuove disuguaglianze sulle quali, come si è visto, i governi poco possono vista la contemporanea necessità di ridurre le spese per il welfare imposta dagli stessi meccanismi dell'economia sviluppista.

E' da tempo iniziata la ricerca di soluzioni che riportino la persona al centro delle decisioni economiche e politiche, tramite la sperimentazione di nuove formule di democrazia partecipata, il ritorno alla dimensione locale nella gestione della cosa pubblica, le prove di economia alternativa con il commercio e la moneta locale, si tratta di iniziative coraggiose e talvolta vincenti a livello territoriale ma ancora molto deboli, poco comunicate e scarsamente collegate tra loro per poter fare sistema.

Quale potrebbe essere il comune denominatore che collega tutte queste iniziative, le mette in rete e le fa diventare economia reale da contrapporre e per sostituire a medio-lungo termine la finanza speculativa?

Visto che il denaro è e sarà ancora per molto tempo il motore quasi unico delle attività umane è qui che va concentrata la nostra attenzione ed i nostri sforzi, dobbiamo sottrarre il controllo delle fonti monetarie a chi le usa male, a chi finanzia imprese dannose per l'uomo e per l'ambiente, a chi non rispetta i diritti dei lavoratori, delle donne, dei minori, a chi riduce le possibilità del genere umano di sopravvivere su questo pianeta.

Dobbiamo riappropriarci dell'uso delle risorse finanziarie per poterle controllare e per indirizzarle verso attività che migliorino la condizione umana, adesso ed in futuro, facendo nostri i concetti di sostenibilità e di solidarietà verso gli altri e verso le future generazioni.

In questo senso l' opzione che ci offre la finanza etica con i suoi strumenti operativi può soddisfare il bisogno di giustizia sociale ed economica che ormai molti cittadini hanno identificato come prioritario per il raggiungimento del bene comune, la sfida ora è di farne cultura condivisa.

Claudio Ferrari