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Rete Nazionale Gruppi di Acquisto Solidali
www.retegas.org


INDICAZIONI PER L’ATTIVITÀ DEI GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALI
Febbraio 2007


INTRODUZIONE
I   Gruppi   di   Acquisto   Solidali   (GAS)   sono   gruppi   di   persone   che   acquistano   insieme,   seguendo   il  
principio  della solidarietà  che li porta a preferire  produttori  piccoli  e  locali,  rispettosi dell'ambiente  e 
delle   persone,   con   cui   entrare   in   relazione   diretta  (sui   principi   si   veda   il   “Documento   Base”   dei   GAS, 
disponibile sul sito www.retegas.org nella sezione Documenti).

Il   funzionamento   di   base   è  molto   semplice:   il   gruppo   in  primo  luogo   definisce   i   principi   sui   quali   fondare  la 
propria attività e in base ai quali selezionare i produttori da cui rifornirsi. Quando viene il momento di fare un 
ordine,   uno  dei   membri   del   gruppo  raccoglie  gli   ordini   dagli   altri   e  li   trasmette  al   produttore.   Questo  invia  o 
consegna il prodotto, che viene quindi diviso tra chi ha partecipato all'acquisto.

Al di là di questi aspetti di base, i GAS si organizzano in forme molto diverse. Alcuni sono composti da poche 
famiglie, altri sono molto grossi e strutturati in sottogruppi. 
Dal   punto   di   vista   formale,   i   GAS   sono   solitamente   organizzati   secondo   tre   forme:  gruppo   informale, 
associazione o mediante “appoggio” ad un’altra realtà, tipo bottega/cooperativa.

Alcune   indicazioni   sulle   forme   organizzative   dei   gruppi   di   acquisto   si   possono   trovare   nei   libri   pubblicati  
sull'argomento:
­ Andrea Saroldi, “Gruppi di Acquisto Solidali”, Ed. EMI 2001 (pp. 40­53);
­ Lorenzo Valera, “Gruppi di Acquisto Solidale”, Terre di Mezzo 2005 (pp. 49­63);
­ Marino Perotta, “Gruppi d'Acquisto”, Ed. Lavoro 2005 (pp. 23­43).

Qui   di   seguito   si   riportano   ulteriori   indicazioni   pratiche   o   precisazioni   per   le   diverse   modalità  organizzative  
che sono il frutto di un confronto tra le esperienze in corso e l'analisi della vigente legislazione civile e fiscale,  
tenuto anche conto dei pareri verbali raccolti presso alcuni Uffici locali dell'Amministrazione Finanziaria. 
Segnaliamo   tuttavia   che   questo   documento,   per   sua   natura,   non   può   avere   valore   normativo   e   assume 
per tanto natura  meramente interpretativa e di ragionevole indicazione sul corretto  comportamento da  tenere 
ai fini civilistici e fiscali.

 

Il GRUPPO “INFORMALE”

Descrizione
Il   gruppo   “informale”   è   un   gruppo   di   persone   che   agisce   collettivamente,   senza   aver   registrato   presso 
l'Agenzia delle  Entrate  il proprio eventuale  Statuto. Si  tratta, semplicemente, di un  gruppo di persone fisiche  
(soggetti   “privati”,   non   imprenditori)   che   acquistano   insieme   al   solo  scopo  di   distribuire   tra   di   loro  i   prodotti 
acquistati, senza alcun fine di lucro.
­
In pratica, a seconda delle necessità o degli accordi, un appartenente al gruppo compra anche per gli altri.
I principi fondanti della “libertà associativa” tra cittadini sono garantiti dagli articoli 171 e 182 della Costituzione 
della Repubblica Italiana.

 

1   Art.   17. I cittadini  hanno diritto di  riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche  in  luogo aperto al  pubblico,  non è richiesto  
preavviso. Delle riunioni  in  luogo pubblico deve essere  dato  preavviso  alle autorità, che possono vietarle  soltanto  per comprovati motivi  
di sicurezza o di incolumità pubblica.
2   Art.   18.  I  cittadini   hanno diritto di  associarsi  liberamente,  senza autorizzazione,  per  fini  che non sono  vietati  ai  singoli  dalla  legge pe­
nale.  Sono proibite le  associazioni  segrete e quelle che perseguono,  anche  indirettamente,  scopi  politici  mediante  organizzazioni  di  ca­
rattere militare.


Indicazioni
Queste sono le indicazioni per questo tipo di acquisto:
−  non  si   deve  trattare  di   compravendita,   bensì   di  acquisto  collettivo;   questo  significa  che  la  quota  pagata 
da   ciascun   aderente   corrisponde   direttamente   alla   sua   quota   di   prodotto   (comprensivo   delle   spese 
accessorie – traspor to, ecc. ­ effettivamente sostenute dal gruppo), senza nessun margine o ricarico;
− conseguentemente, l'attività di raccolta ordini, ritiro e distribuzione prodotti viene svolta esclusivamente a  
livello volontario (mediante lo strumento della “rotazione” all’interno del gruppo);
−  è  necessario che  la  merce  sia   accompagnata da  fattura  (intestata  ad  un  singolo  del   gruppo)   oppure da 
scontrino fiscale;
−  nel caso di “vendita diretta” presso l’azienda di un  coltivatore diretto  (che rientri nei limiti di reddito fissati 
dalle  vigenti   normative  fiscali   per   l’agricoltura),   è  previsto  un  regime  fiscale  che  prevede  per   il   produttore 
l’esonero   dall’obbligo   di   emettere   scontrino   e/o   altro   documento   fiscale;   in   questi   casi   è   tuttavia 
caldamente consigliato, per accompagnare il trasporto e per l’esibizione in caso di controllo, farsi rilasciare 
almeno   una   ricevuta   descrittiva  dei   prodotti   acquistati   ed   evidenziante   i   dati   identificativi   dell'azienda 
(utilizzo  di   carta  intestata  dell’azienda,   oppure  in  car ta  semplice  con  apposizione  di   timbro  aziendale  o  – 
se possibile ­ Documento di Trasporto completato in ogni sua parte);
−  in   caso   di   controllo,   si   potrà   così   esibire   la   fattura/scontrino/ricevuta   (eventualmente   intestata   alla 
persona   fisica   che   effettua   l’acquisto)   spiegando   che   si   sta   acquistando   in   conto   proprio   e   per   conto   di  
altre persone (“per acquisti ad uso esclusivamente privato­familiare, senza scopo di lucro”);
− non è possibile fare abitualmente deposito o magazzino delle merci acquistate, per rispetto delle rigide e  
complesse   norme   igienico­sanitarie:   la   merce  deve  pertanto   essere   divisa   tra   gli   acquirenti   lo   stesso 
giorno in cui viene consegnata;
−  nel   caso  i   volumi   di   acquisto  fossero  consistenti,  si   consiglia  di   far   rientrare  gli   acquisti   all'interno  delle 
attività di una associazione.

 

ASSOCIAZIONE


Descrizione e tipologie possibili
Alcuni gruppi, soprattutto se di dimensioni significative (o per avere maggiore visibilità sul loro territorio – per  
es.   nei   rapporti   con   gli   enti   locali,   per   ottenere   spazi   per   riunioni   e/o   contributi   all’attività)   si   strutturano   in  
Associazione, regolata dagli ar ticoli 36 e seguenti del Codice Civile.
In   questo   caso   l’attività   del   “gruppo   di   acquisto”   deve   rientrare   tra   le   attività   previste   nello   Statuto   della  
associazione ed essere coerente con i suoi scopi.
Si   ritiene   ragionevolmente   che   l’attività   di   Gruppo   di   acquisto   possa   essere   svolta,   tra   le   varie   forme 
associative previste dalla normativa vigente, anche nelle forme di:


1.  Associazione  senza  scopo  di  lucro (anche  nella  forma di “associazione  culturale”)  che si  proponga  di promuovere – senza 
fini di lucro – per esempio: 
“il   consumo  critico,   l’approccio  nonviolento  nei   confronti   dell’ambiente,   la  diffusione  di   prodotti   biologici,  
naturali,   eco­compatibili   e   del   commercio   equo   e   solidale;   il   sostegno   dei   piccoli   produttori   biologici,  
stabilendo   con   essi   rapporti   diretti   che   garantiscano   un’equa   rimunerazione;   la   solidarietà   tra   i   soci   e  
verso   l’esterno,   ecc.”  attraverso   gli   strumenti   dell’   “ acquisto   collettivo”   di   prodotti ;   l’assistenza   e  
informazione   ai   soci   nel   campo   alimentare   biologico   e   nei   settori   ad   esso   collegati   (modalità   di  
produzione   e   di   distribuzione   dei   prodotti,   “ricette”   per   l’uso,   impatto   ambientale,   ecc.),   promozione   dei  
prodotti eco­compatibili e formazione sulle tecniche di produzione ed utilizzo”; oppure

2.  Associazione   di   Promozione   Sociale (istituita   con   Legge   Nazionale   n.   383   del   2000   e   regolata 
localmente,   ove   emanate,   da   successive   Leggi   Regionali).  “Sono   considerate   associazioni   di   promozione  
sociale   le   associazioni   riconosciute   e   non   riconosciute,   i   movimenti,   i   gruppi   e   i   loro   coordinamenti   o  
federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di  
lucro   e   nel   pieno   rispetto   della   libertà   e   dignità   degli   associati.   (.)   Non   sono   considerate   associazioni   di  
promozione   sociale,   ai   fini   e   per   gli   effetti   della   presente   legge,   (...)   tutte   le   associazioni   che   hanno   come  
finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.”
Le  APS  rappresentano  bene  la  vocazione  sociale  (e  politica)   del   GAS,   a  patto  che  le  sue  attività  non  siano 
esclusivamente   rivolte   agli   associati   (ad   esempio   esercitando   solo   l’attività   di   semplice   Gruppo   d'Acquisto, 
costituito esclusivamente per il risparmio economico degli associati).
Alcuni   dei   vantaggi   riservati   alle   APS,   se   registrate   negli   appositi   Albi   Provinciali   o   regionali   loro   riser vati, 
sono:

  • la   possibilità   di   poter   avere   dipendenti/contratti   a   progetto   anche   tra   i   propri   associati   (Art.   18   Legge   383/2000 – anche se è preferibile dare vita a strutture “leggere”…);
  • la   possibilità   per   donatori   e   sostenitori   di   por tare   in   detrazione   fiscale   –   ma   solo   a   determinate  condizioni, da verificare caso per caso ­ eventuali donazioni fatte all'APS (Art. 22 Legge 383/2000);
  • “Le   amministrazioni   statali,   con   le   proprie   strutture   civili   e   militari,   e   quelle   regionali,   provinciali   e  comunali   possono   prevedere   forme   e  modi   per  l’utilizzazione   non   onerosa  di   beni   mobili   e   immobili  per   manifestazioni   e  iniziative  temporanee  delle  associazioni   di   promozione  sociale  e  delle  organizzazioni   di   volontariato   previste   dalla   legge   11   agosto   1991,   n.   266,   nel   rispetto   dei   princìpi   di   trasparenza,   di   pluralismo e di uguaglianza” (Art. 31 Legge 383/2000);
  • “Lo Stato, le regioni, le province e i comuni possono concedere in  comodato beni mobili  ed immobili di  loro   proprietà,   non   utilizzati   per   fini   istituzionali,   alle   associazioni   di   promozione   sociale   (...)   per   lo   svolgimento delle loro attività istituzionali” (Art. 32 Legge 383/2000).

Si   consiglia,   in   questo   caso,   per   la   corretta   applicazione   della   normativa,   di   avvalersi   della   consulenza   – 
prestata   solitamente   in   modo   gratuito   –   dei   Centri   Servizi   per   il   Volontariato   distribuiti   nei   capoluoghi   di 
provincia su tutto il territorio nazionale (il cui elenco è reperibile sul Sito Nazionale www.csvnet.it).


Registrazione dello Statuto dell’Associazione presso l’Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate
A)  E’   necessaria  la  redazione   di   un  atto  costitutivo  (il   verbale  di   costituzione  dell’associazione)  e   di 
uno   statuto  (entrambi   in   forma   di  scrittura   privata   non   autenticata  –   non   è   necessario   pertanto 
l’inter vento del Notaio), sottoscritti da tutti i soci fondatori.


B)  Va   poi   richiesta   –   almeno   inizialmente   ­   l’attribuzione   del   solo   CODICE   FISCALE 
dell’associazione  presso   l’Ufficio   della   Agenzia   delle   Entrate   territorialmente   competente   in   base   alla 
sede dell’associazione (mediante la presentazione di apposito modello di richiesta di attribuzione, firmato 
dal Presidente e accompagnato da documento di identità dello stesso). ­


C)  Vanno  poi  registrati  Atto  costitutivo  e  Statuto  dell’Associazione  presso  l’Ufficio  della  Agenzia 
delle   Entrate   territorialmente   competente  in   base   alla   sede   dell’associazione   (previo   versamento 
dell’imposta   fissa   di   registro   di   €   168   con   modello   F23,   il   pagamento   di   ulteriori   diritti   di   registrazione 
chiesti dall’Ufficio, oltre a marche da bollo da € 14.29 ogni 4 fogli).


E’ necessario che lo Statuto registrato contenga cautelativamente, tra le altre, le seguenti clausole:

  1. divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione;
  2. obbligo  di   devolvere  il   patrimonio  dell’ente,   in  caso  di   scioglimento,   ad  altra  associazione  con  finalità analoghe o a fini di pubblica utilità (sentiti eventuali Organismi di controllo esistenti);
  3. garanzia  di   una  disciplina  uniforme  del   rapporto  associativo  e  della  più  ampia  democraticità  della  vita associativa   (libera   eleggibilità   organi   amministrativi,   sovranità   dell’assemblea,   criteri   di   ammissione   ed  esclusione dei soci, principio della “porta aperta”, ecc.);
  4. obbligo  di  redigere e di  approvare annualmente un rendiconto economico e  finanziario (sotto forma  di  “riepilogo delle entrate e uscite” dell’anno);
  5. la intrasmissibilità della quota associativa (salvo caso di morte) e la non rivalutabilità della stessa.

Attività istituzionali
Per le associazioni, è importante chiarire la differenza tra attività istituzionali e attività commerciali.

Le  attività   istituzionali  sono   quelle   che   rispondono   agli   scopi   della   associazione   così   come   descritti   nello  statuto.

Le   attività   svolte,  in   conformità   alle   finalità   istituzionali,    esclusivamente   nei   confronti   dei   propri  associati si considerano fiscalmente “non commerciali”.

Le   quote   associative   versate   dagli   associati   non   concorrono   a   formare   il   reddito   complessivo   della  associazione.

Non si considerano conseguiti  nell’esercizio di “attività commerciali” i “corrispettivi specifici” richiesti ai propri  
associati   per   attività   svolte   in   diretta   attuazione   degli   scopi   istituzionali,   se   questi   non   eccedono   i   costi   di   diretta imputazione e sono resi dall’associazione in assenza di “specifica organizzazione”.

Per   questi   motivi,   le   attività   di   acquisto   collettivo   (con   finalità   etiche   e   solidali)   e   successiva  distribuzione di prodotti ESCLUSIVAMENTE ai propri soci, con mera ripartizione dei costi sostenuti –  (proprio)   in   quanto   corrispondenti   agli   scopi   istituzionali   e   realizzate   in   assenza   di   una   “specifica   organizzazione” (di impresa) ­ non si configurano come attività “commerciale” per l'associazione.

E’   sufficiente   tenere   un   rendiconto   annuale   delle   entrate   e   delle   uscite   (con   documento   che   resta   agli   atti  dell’associazione – senza obbligo di deposito all’esterno.
Le   associazioni   senza   fini   di   lucro   possono   così   acquistare   da   produttori   e   anche   da   distributori,   chiedendo   di   intestare   i   documenti   di   vendita   indicando   il   “codice   fiscale”  (e   non   la   Partita   IVA)   e   i  restanti dati anagrafici della associazione.


Le attività dei soci devono quindi avvenire essenzialmente su base volontaria.
Non sono previsti compensi a collaboratori o soci.

Possono   essere   rimborsate   le   eventuali   spese   sostenute   e   documentate   dai   soci   per   lo   svolgimento   delle attività istituzionali dell’associazione.
Non   è   esclusa   la   possibilità   di   avvalersi   di   prestazioni   di   lavoro   autonomo   (ad   es.   per   convegni,   per  
consulenze, ecc).
Diversamente,   se   le   prestazioni   dei   soci   sono   retribuite,   si   può   presumere   un’attività   commerciale   (vedi   il   punto successivo sulle attività commerciali).
Se   l’associazione   si   limita   ad   esercitare   attività   istituzionale   –   nei   termini   sopra   descritti   –   non   è 
necessaria la presentazione di alcuna dichiarazione fiscale (in quanto non obbligatoria, in assenza di  attività commerciali).


Attività commerciali
Le attività commerciali sono invece quelle attività rivolte all'esterno della associazione, come ad esempio 
la vendita di prodotti a non soci, eseguita ad esempio  per sostenere le attività dell'associazione.

La   vendita   abituale   a   non   soci   configura   “attività   commerciale”,   qualificando   come   tale   anche   il  
resto dell’attività – pur istituzionale ­ svolta con i soci !!!


Nel caso di svolgimento di “attività commerciale” è necessario rivolgersi ad un commercialista, per la corretta 
gestione degli  adempimenti  fiscali conseguenti (apertura Par tita Iva, gestione libri contabili ai fini Iva / IRES/ 
IRAP, dichiarazioni redditi / IVA / IRAP, ecc.).


Libri dell'associazione (per l’attività istituzionale)

A   fini   di   trasparenza   e   in   caso   di   eventuali   controlli   da   parte   delle   Autorità   competenti,   è   oppor tuno  
predisporre   e   tenere   aggiornati   i   seguenti   libri   associativi   (numerati   progressivamente   e   senza   obbligo   di  
vidimazione preventiva):
­ Libro degli associati
­ Libro verbali assemblee dell’associazione
­ Libro verbali del Consiglio direttivo


Indicazioni (per l’attività istituzionale)
In pratica, per agire correttamente è necessario seguire queste avvertenze:
− l’associazione e le sue attività non devono avere fini di lucro;
−  lo   statuto   dell’associazione   deve   riportare   tra   le  attività  previste   per   il   raggiungimento   dei   suoi   scopi   gli 
“acquisti collettivi” e le ulteriori clausole sopra menzionate nel paragrafo “Registrazione Statuto”;
−  gli   scontrini   e   le   fatture   dei   fornitori   e   qualsiasi   altro   documento   vanno   intestati   al   codice   fiscale  
dell’associazione;
−  la  prima  nota  (registro  delle  entrate  e  delle  uscite)   dovrà  riportare  le  entrate  e  le  uscite,   gli   scontrini   e  le 
fatture dei fornitori e il conteggio dei rimborsi versati da ciascun associato nella distribuzione dei prodotti;
− i rimborsi versati dagli associati devono corrispondere ad una mera imputazione diretta dei costi sostenuti;
−  non  è  possibile  fare  abitualmente  deposito  o  magazzino  delle  merci   acquistate,   per   rispetto  delle  rigide  e 
complesse  norme  igienico­sanitarie:   la  merce  deve  pertanto  essere  divisa  tra  gli   acquirenti   lo  stesso  giorno 
in cui viene consegnata.
Reti di GAS
Succede   spesso   di   dover   gestire   gli   ordini   effettuati   insieme   da   più   GAS,   uniti   informalmente   in   una   rete 
locale o Intergas.
Nel   caso   in   cui   i   prodotti   acquistati   tramite   la   rete   vengano   distribuiti   a   più   gruppi   (informali   e   formali)   o 
sottogruppi, conviene se possibile chiedere al produttore di emettere tanti scontrini/tante ricevute quanti sono 
i   gruppi/sottogruppi.   Altrimenti,   se   esiste   un   unico   scontrino   o   ricevuta   relativo   all'ordine,   per   chi   ritira   i  
prodotti   del   proprio  gruppo  può  essere  utile  accompagnare  il   trasporto  munito  di   una  copia  della  ricevuta  o 
dello   scontrino.   Occorre   infatti   che   un   documento   sia   formalmente   emesso   (per   documentare   il   1° 
passaggio)   nei   confronti   dei   GAS   partecipanti   (anche   per   poter   documentare   che   sono   entrati   100   KG   di 
mele e ne sono uscirti altrettanti).


ORGANIZZAZIONE   DI   APPOGGIO (es.   Bottega   del   Mondo   /   Cooperativa   già 
esistenti)
Se   il   gruppo   si   appoggia   ad   una   realtà   tipo   bottega   del   commercio   equo   o   cooperativa,   che   già   gestisce  
negozio   o   spaccio   aperti   al   pubblico   e   che   svolge   –   per   esempio   ­   la   parte   di   raccolta/smistamento   degli  
ordini,   gli   obblighi   amministrativi   sono   completamente   gestiti   da   questa   stessa   realtà,   già   attrezzata   allo 
scopo. 
Le   persone   che   acquistano   sono   in   questo   caso,   a   tutti   gli   effetti,   “clienti”   dell'organizzazione   a   cui   si 
appoggiano.
L’attività svolta in questo caso è “commerciale” a  tutti  gli  effetti  dal  punto  di  vista  fiscale  (rilevante ai  fini  IVA/  
IRES/IRAP secondo le regole proprie del sistema tributario).
L'organizzazione   di   appoggio,   per   es.   una  cooperativa,   può  effettuare  un  ricarico   per   pagare   il   lavoro   delle 
persone che raccolgono gli ordini o distribuiscono i prodotti e per le spese generali della cooperativa stessa.

 

COOPERATIVA DI CONSUMO
Resta   salva   la   possibilità   di   costituire   una   “cooperativa   di   consumo”,   regolata   dal   Codice   Civile 
(particolarmente   onerosa  per   quanto   riguarda   tanto   i   costi   e   le   condizioni   richieste   per   la   costituzione   – 
minimo  50  soci   ­   quanto  per  i  costi   di   gestione  e  gli  adempimenti   formali   e  sostanziali  richiesti   dalla  vigente 
normativa fiscale e civilistica).